Processo wholeness-visioning-unfolding A.Mai

Dal CAAD alla Progettazione Interattiva

Introduzione al Pattern Language attraverso un caso di studio

usa il patternlanguage

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Mappa della WHOLENESS

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NOTE

  • 1.     Centro latente. Sala costruita nel 1908 originariamente destinata alle feste scolastiche e alle rappresentazioni teatrali, trasformata in cappella nel 1923. Attualmente è molto degradata, soprattutto il suo interno affrescato. Da essa si può accedere ai  sotterranei del complesso, dove sono presenti i resti di una domus romana, trasformata successivamente in insula. Gli spazi sotterranei, durante la seconda guerra mondiale, erano utilizzati come rifugio da rom ed ebrei per sfuggire alle persecuzioni naziste.
  • 2.    Elemento puntuale. Monumento a S. Giuseppe Labre, luogo della memoria del rione.
  • 3.    Elemento puntuale. Piccola statua della madonna, posta al termine di un breve percorso pergolato.
  • 4.     Elemento lineare. Tratto ben conservato del vecchio muro di contenimento del terreno che separa il giardino da via Clementina.
  • 5.    Elemento lineare. Muro che separa il giardino dal cortile della scuola, con piccole fontanelle inserite nel fronte che affaccia sul cortile della scuola. Al centro del muro c’è un cancello di  ferro.
  • 6.     Elemento lineare. Facciata interna dell’edificio dell’ex Istituto, ben visibile dal giardino.
  • 7.     Elemento lineare. Fronte esterno dell’edificio.
  • 8.     Elemento lineare. Scala  monumentale,  accesso principale al complesso.
  • 9.     Elemento reticolare. Parte del reticolo stradale storico del rione Monti che contorna il complesso dell’Angelo Mai e le abitazioni adiacenti.
  • 10.   Area danneggiata. Edificio della ex cabina ACEA costruito in concomitanza con la linea B della metropolitana e mai utilizzata. L’edificio contrasta con il luogo e costituisce una fonte di pericolo potenziale (contiene amianto al suo interno).
  • 11.   Area danneggiata. Area del giardino degradata, in parte asfaltata e in parte coperta da piante di scarso valore o infestanti. Gran parte dell’area è stata danneggiata durante la costruzione della strada di servizio al cantiere approntato per il restauro e la rifunzionalizzazione a scuola dell’ex Istituto. Dell’area fa anche parte la discesa verso il muro che separa il giardino da via Labre con i suoi spazi un tempo utilizzati a orto e ormai abbandonati, i suoi terrazzamenti diroccati, ecc.

Nella mappa sono anche segnalati gli accessi all’edificio e al giardino – sia appropriati che potenziali –  e le viste sgradevoli verso i cortili e i parcheggi della abitazioni adiacenti, presenti lungo tutto il lato nord del giardino.
Inoltre sono costitutivi della wholeness del giardino due elementi di continuità storica.  Il primo riguarda la posizione sopraelevata del suo nucleo centrale, che lo contraddistingue da sempre come luogo dominante e appartato. Il secondo si riferisce alla sua vocazione a spazio verde: gli spazi coltivati (ad es. a vigneto) si sono alternati nei secoli a spazi trattati a giardino (all’italiana o selvatico). Entrambi gli elementi svolgeranno un ruolo importante nella costruzione dello scenario futuro.

Mappa del VISIONING

Fig. 7.2visioning 11_2_11AMai copia

 

Un abitante di Monti ritorna nel suo rione dopo circa dieci anni di assenza, visita il il giardino dell’Angelo Mai realizzato qualche anno prima e ne descrive i diversi ambiti con le attività che in essi si svolgono.

 

(1) L’ingresso principale al giardino: la piccola piazza pubblica e il mercatino
Ricordo ancora il fastidio che mi procurava il brutto edificio della ex cabina ACEA, un vero pugno nell’occhio in pieno centro storico! Adesso tutto è cambiato. Una piccola piazza (1a) mi accoglie: attraverso una parete vetrata intravedo l’interno dell’edifico della nuova palestra. L’edificio è leggermente arretrato e ruotato rispetto a quello della vecchia cabina ACEA, che è stato demolito alcuni anni fa. Alla mia sinistra vedo una serie di terrazze ombreggiate da alcuni lecci, con pavimentazione in sampietrini, che ospitano un mercatino colorato dove gli artigiani locali vendono i loro prodotti (1b). Alcune persone mi dicono che nei giorni in cui non c’è il mercatino le terrazze sono frequentate dagli alunni della scuola, prima dell’inizio e dopo la fine delle lezioni. Alcune  panchine di travertino, una per ogni terrazza,  sono addossate al muro che separa il giardino dalla rampa che conduce al cortile della scuola. Sulle panchine sono sedute alcune persone che si riposano dopo avere fatto acquisti. Il luogo è vivo e pieno di gente, una vera piccola piazza pubblica.

 

(2) L’inizio del percorso
Attraverso il portale di travertino che segnala ai visitatori e ai mezzi di emergenza l’ingresso al giardino. Salgo lungo il percorso che mi porterà al centro del giardino. Alla mia sinistra vedo una collinetta con alcuni giochi per bambini (2a). I bambini, che sembrano molto divertiti, salgono sopra i grandi animali di legno appoggiati su un prato verde. Dietro gli animali, attraverso una vetrata, si intravvedono la attività che si svolgono all’interno della palestra. Sulla destra vedo un grande salice che avvolge quasi interamente una panchina (2b) dove è seduta una persona che legge un giornale. Salgo lungo uno stretto percorso che mi porta a un piccolo terrazzino coperto dove è collocata un’antica, piccola statua della Madonna (2c): mi affaccio dal terrazzino per osservare la sottostante via Clementina e le persone che passano. Torno indietro e proseguo nel mio cammino lungo il percorso delimitato da un muro di tufo coperto da rampicanti profumati.

 

(3) Il monumento a S. Giovanni Labre
Al termine della salita, il monumento a S. Giuseppe Labre (3a) – che ricorda la canonizzazione del santo avvenuta nel 1781 – mi appare all’improvviso. Tutto mi sembra bello e suggestivo: la colonna circondata dai quattro piccoli basamenti che sostengono statue di angeli, la vasca e l’acqua cristallina che scorre nei piccoli ruscelli che da essa fuoriescono, la parete di rampicanti sulla sfondo che fa intravedere appena le corti interne delle abitazioni retrostanti. Due abitanti del rione mi dicono di essere molto contenti di poter frequentare uno spazio così bello e importante per la memoria storica del rione. Mi accorgo che il monumento è stato spostato dalla sua posizione originaria e avvicinato al confine nord del giardino. Il sito, delimitato da alcune querce colonnate che lasciano filtrare la luce del sole, è leggermente rialzato rispetto all’area circostante. Il sentiero con la pavimentazione di legno che conduce alle altre zone del giardino passa di fronte al monumento ma una certa distanza da esso. Il monumento è in una posizione appartata, protetto dalla foglie d’acanto e dai ruscelli che impediscono di avvicinarsi ad esso.

(4) Il nucleo centrale del giardino

Lascio alle mie spalle il monumento e proseguo lungo il sentiero principale, contornato da piante di acanto che costeggiano un boschetto di alberi di diversa altezza (4a). Penetro all’interno del boschetto e giungo ad un piccolo anfiteatro verde, circondato da gradoni con sedute di legno (4b) posto al centro di una radura. Da qui il monumento a Labre è appena visibile. E’ pomeriggio, ma non fa troppo caldo. Alcuni abitanti, seduti sui gradoni che circondano l’anfiteatro, all’ombra dei grandi alberi, parlano tra loro. Riconosco un amico che frequentavo molti anni fa, quando abitavo ancora nel rione. Mi dirigo verso di lui che mi riconosce a sua volta e mi abbraccia: mi siedo accanto a lui che subito mi aggiorna su quanto è avvenuto dopo la mia partenza. Mi racconta del piccolo anfiteatro diventato un luogo d’incontro molto frequentato dagli abitanti, ma anche spazio per le performance di alcuni artisti, musicisti e poeti. Mi dice che la forte crescita degli affitti aveva costretto quasi tutti i vecchi artigiani e molti residenti ad andarsene dal rione. La soddisfazione per il recupero del giardino dell’Angelo Mai, realizzato dopo tanti anni, attenua solo in parte la tristezza del suo racconto. Saluto l’amico, mi allontano dall’anfiteatro e ritorno sul percorso principale. Dall’altro lato del percorso vedo uno spazio di gioco per bambini (4c), ombreggiato da due grandi alberi di gelso e da una mimosa.  In questo spazio si alternano vasche di sabbia e collinette verdi con piccole gallerie di legno, dove i bimbi si nascondono, strisciano ecc. Poco più in là c’è un laghetto (4d) dove alcuni bambini, accompagnati dai genitori, giocano con modellini di barche. Dopo pochi metri mi trovo in un ambiente vetrato molto luminoso che ospita un punto di ristoro (4e), uno spazio semi-coperto che occupa una parte del tetto della palastra. Dal bar riesco a vedere il nucleo centrale del giardino con il boschetto e tutto il resto. Mentre bevo un caffè, qualcuno mi spiega che il punto di ristoro è gestito a turno da due associazioni: la prima è responsabile della manutenzione del giardino, la seconda gestisce la palestra. La maggior parte del tetto della palestra è un’ampia terrazza (4f), il cui pavimento è costituito da lastre di tufo che si alternano a sottili fessure verdi.. Mi dicono che  nella serate estive la terrazza ospita spettacoli musicali e teatrali che richiamano molto pubblico. Sul tetto della palestra c’è anche una piccola terrazza appartata (4g) dalla quale si vede il sottostante ingresso di via Clementina con la piccola piazza e il mercatino.

(5) Il boschetto di querce

Scendo dal tetto-terrazza della palestrra e ritorno verso il Monumento a Labre. Mi accorgo solo adesso  che alla sinistra del monumento c’è un boschetto di querce (5a). Entro all’interno del boschetto dove mi accorgo della presenza di alcune specie vegetali selvatiche. Alcune persone approfittano del silenzio del luogo per riposarsi e leggere. Il luogo è alquanto buio, illuminato solo a sprazzi dal sole. All’interno c’è un breve “percorso vita” che inizia dove una fontana di acqua potabile decora il muro della casa che delimita il boschetto e prosegue in altre parti del giardino dopo aver attraversato tutto il boschetto. Mi siedo su una panca costruita in blocchi di tufo con sedili di legno , da dove intravedo  la salita che porta dall’ingresso di via Clementina al centro del giardino. Mi siedo per riposare  e approfittare del fresco del piccolo bosco. Da questo punto il monumento non è visibile, ben schermato dalla querce colonnate.

(6) Il piccolo frutteto e l’orto

 

Ritorno sul percorso principale: superato il monumento a Labre, m’imbatto in un piccolo frutteto (6a). Lo spazio del frutteto è delimitato a nord da un orto, parte del quale si arrampica su una parete verde che, nel periodo di fioritura e di fruttificazione, assume i colori dei fiori e dei frutti degli ortaggi: dai pomodorini rossi ai fiori azzurri dei fagiolini. Alcune persone stanno innaffiando sia l’orto: una di esse mi dice che l’orto viene coltivato da alcuni  membri dell’associazione che gestisce il punto d’incontro. L’associazione utilizza i prodotti raccolti per la preparazione dei pranzi sociali ai quali possono partecipare tutti i soci e i loro invitati.  Accetto volentieri il suo invito a partecipare alla cena prevista per il prossimo sabato.

(7) L’Auditorium

Procedo lungo il sentiero. Svoltando a sinistra,  giungo nello spazio antistante all’ingresso principale dell’Auditorium (7a), realizzato  negli spazi della ex cappella.  Questo spazio è anche il punto di arrivo del percorso pergolato che costeggia il muro che separa il giardino dal cortile della scuola. Vicino all’ingresso  dell’Auditorium vedo un cartellone, appoggiato su un cavalletto, che illustra il programma dei concerti e degli spettacoli del mese prossimo. Entro nell’Auditorium (7b).  

 

(8) Verso via Labre

Prima di scendere lungo la scalinata che mi porterà all’ingresso del giardino di via Labre, vedo, alla mia destra, aiuole di piante aromatiche che si alternano a vasche d’acqua (8a) alimentate da uno dei due ruscelli che fuoriescono dalla vasca del monumento a Labre. Scendo ancora e incontro sulla sinistra uno piccolo slargo di forma quadrata (8b) circondato da piante, con lunghi sedili sui bordi. Nello slargo vedo alcuni turisti che sono in attesa di entrare nel “Ventre dell’Angelo Mai”, un percorso archeologico sotterraneo dove sono presenti i resti di una domus romana, trasformata successivamente in insula. Da una targa posta vicina all’ingresso del percorso vengo a sapere che gli spazi sotterranei, durante la seconda guerra mondiale, erano utilizzati come rifugio da rom ed ebrei per sfuggire alle persecuzioni naziste. Al termine della discesa arrivo a un piccolo slargo con una fontana di forma triangolare (8c), che costituisce il punto di arrivo del ruscello e mi siedo sulla vicina panca di travertino per godermi il fresco.

NB.

Nello scenario non compaiono i centri in nuce che si riferiscono agli spazi interni della palestra, dell’Auditorium e alla zona archeologica (il “Ventre dell’Angelo Mai”). La costruzione di questa parte dello scenario è stata rimandata a una fase successiva, in attesa che maturino le condizioni che consentiranno di progettare e realizzare anche queste parti importanti del giardino.

PROCESSO DI UNFOLDING

(i)  All’inizio del processo può essere conveniente suddividere l’area d’intervento in centri estesi.

Un centro esteso è costituito da un insieme di centri in nuce contigui dove si svolgono attività che sono in gran parte complementari o sinergiche[1]; come ogni centro, deve già possedere alcune proprietà geometriche fondamentali (specialmente CONFINI, SPAZIO POSITIVO e BUONA FORMA[2]). Nella mappa sono anche rappresentati in modo schematico i percorsi principali che collegano i centri estesi tra loro e con gli ingressi del sito.

(ii) Il passo successivo consiste nel progettare i centri in nuce di ogni centro esteso, rispettando sia le informazioni contenute nella mappa della wholeness e nel visioning, sia i vincoli del contesto (preesistenze, morfologia del terreno,  ecc.).

Per progettare ogni singolo centro occorre innanzitutto identificare i pattern[3] che sono maggiormente congruenti con le attività che in esso si svolgono. Per sviluppare il centro occorre selezionare un opportuno repertorio di pattern collegati tra loro e utilizzarli nel processo progettuale, dopo averli adattati al contesto. Il repertorio può essere rappresentato tramite un grafo orientato che consente di evidenziare le relazioni di subordinazione dei diversi  pattern. Il processo progettuale procede in modo incrementale con aggiustamenti successivi fino alla definizione di uno spazio unitario e coerente – sotto il profilo funzionale e formale – nel rispetto delle regole del linguaggio (in particolare, delle relazioni di subordinazione e delle regole di aggregazione dei pattern). L’uso del linguaggio dovrà alternarsi all’applicazione di trasformazioni geometriche fondamentali adatte a strutturare maggiormente le relazioni spaziali tra le sue parti (sotto-centri)[4]. Quando necessario, lo scenario futuro potrà essere in parte modificato (ma non stravolto) introducendo alcuni nuovi elementi e/o modificando in parte quelli prefigurati nello scenario stesso. Il processo si conclude con la realizzazione del disegno in scala della pianta e di alcuni schizzi prospettici del centro considerato. La pianta e gli schizzi sono strumenti importanti sia per valutare la qualità della trasformazione in centro vitale[5], sia per verificare se i vincoli imposti dal contesto sono stati rispettati.

(iii) Le piante dei singoli centri sono collocate all’interno del centro esteso di cui fanno parte,  rispettandone le posizioni relative indicate nello scenario. Quest’operazione non consiste banalmente nel giustapporre le piante dei centri: essa è piuttosto lo strumento che consente di conferire a ogni singolo centro esteso quella coerenza funzionale e spaziale che ogni centro deve possedere. A questo scopo si possono utilizzare alcuni specifici pattern che aiutano a configurare meglio i percorsi che mettono in relazione i diversi centri (120. Percorsi e mete, 121. Forma del percorso ecc.) unitamente alle 15 proprietà geometriche fondamentali: non solo CONFINI, SPAZI POSITIVI e BUONA FORMA, ma anche LIVELLI DI SCALA, SIMMETRIE LOCALI, RIPETIZIONE ALTERNATA, ECHI, GRADIENTI, INTERCONNESSIONE PROFONDA E AMBIGUITA’ ecc. Talvolta potrà essere opportuno riposizionare alcuni centri (ad es., scambiare la posizione di due centri) o trasformare gli spazi interni di un singolo centro (ad. es., introdurre al suo interno un nuovo sotto-centro o modificare la dimensione e/o la forma di un sotto-centro già sviluppato, ecc.). Tutte le trasformazioni non dovranno essere in  contrasto con il visioning, bensì contribuire a rafforzarlo, completandolo nelle parti in cui appare incompleto o troppo vago.

(iv) L’ultimo passo dell’unfolding consiste nel realizzare condizioni di coerenza e di unità in tutto il sito. Le operazioni descritte sub (iii) vengono applicate a una scala maggiore, tra i centri estesi. Esse possono comportare una modifica (generalmente non sostanziale) del percorso principale che collega i centri tra loro e con gli ingressi del sito, nonché alcune modifiche degli spazi interni dei singoli centri estesi. Valgono anche in questo caso tutte le considerazioni del passo precedente.

Il risultato finale sarà la planimetria del progetto complessivo del sito, accompagnata da alcune sezioni e schizzi prospettici a una scala più alta di quella utilizzata per rappresentare i centri estesi e i centri che ne fanno parte.  Tutti i disegni saranno rappresentati con  un livello di dettaglio paragonabile a quello di un progetto preliminare.


[1] Le attività che riguardano un ambito spaziale circoscritto hanno spesso queste caratteristiche: gli attori che costruiscono lo scenario tendono infatti localizzare nello stesso ambito i centri le cui attività – grazie al loro carattere complementare o sinergico – sono potenzialmente in grado di conferire ad esso un’adeguata coerenza funzionale.

[2] La proprietà più critica è CONFINI: quando il centro esteso non la possiede (o la possiede solo in parte) occorre integrare lo scenario con  nuovi elementi idonei a realizzare o rafforzare questa importante proprietà.

[3] C. Alexander, S. Ishikawa, M. Silverstein , (1977), A Pattern Language. Town, Building ,Construction, Oxford University Press, New York

[4] Queste trasformazioni possono essere assimilate a quei pattern che non si riferiscono a una specifica attività, ma che forniscono alcuni principi che aiutano a strutturare gli spazi in cui esse si svolgono (ad es. 106. Spazio esterno positivo,114. Gerarchia degli spazi esterni, …).

[5] La vitalità di un centro non dipende solo dalla qualità dei suoi spazi, né dalla loro coerenza con le attività che in esso si svolgono, ma anche da altri requisiti  di natura sociale, culturale, economica ecc. che non sono valutabili dai disegni.

7-centri_estesi_3_2_11 copia

8-grafo pattern copia

10a-schizzo centro 3 pianta copia 2

10b-schizzo centro 3 copia 2

pianta completa 21_2_pergola

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usa il patternlanguage

Wholeness-Magliano-Sabina

LA PROGETTAZIONE INTERATTIVA SUPPORTATA DALLA RETE NELLA DIDATTICA E NELLA RICERCA

  1. e/in-voluzione informatica (http://www.pism.uniroma3.it/einvoluzione-del-software-applicato-all%E2%80%99architettura/)
  2. perchè la progettazione ha bisogno della rete:
    a)la situazione attuale della rete come supporto al processo progettuale,
    b)la svolta della progettazione interattiva
  3. i siti web-blog di supporto alla didattica e alla ricerca
  4. utilità delle piattaforme e-learning per l’insegnamento on-line
  5. comunicare con i facilitatori on-line
  6. comunicare con gli abitanti on-line
  7. processi  progettuali partecipati on-line (http://www.fondazionercm.it/it/cassetta-attrezzi/mappe-online)

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