Bic Lazio: Il quartiere della Vittoria

  1. Il quartiere Della Vittoria a Roma. E’ ancora il “bel quartiere”?

Il quartiere Delle Vittorie, che prenderà il nome di Della Vittoria dopo la vittoria del 1918 e di Delle Vittorie durante il periodo fascista, possiede un’articolazione ed una qualità che non nascono per caso. Tutto ebbe inizio dal profiquo connubio fra la visione illuminata di un sindaco, Ernesto Nathan, irreprensibile mazziniano e massone, eletto dal Blocco Popolare, una coalizione laico-liberal-socialista e la mano felice del tecnico chiamato a redigere il nuovo piano regolatore, Edmondo Sanjust di Teulada, ingegnere capo al Genio Civile di Milano. Occorre tener conto che, dopo aver superato, con la giunta Nahtan, la grande crisi edilizia e finanziaria che per quasi quindici anni aveva fatto subire il suo effetto frenante sullo sviluppo della capitale, la realizzazione del nuovo quartiere di Piazza d’Armi, interamente su terreno pubblico, era considerata non soltanto una risposta ai bisogni sociali delle classi basse e medie, ma anche un volano per riavviare con ordine l’attività edilizia.

Il piano di Sanjust, approvato nel 1909, pur seguendo le direttive di massima già elaborate dall’Ufficio tecnico comunale, rappresentò il tentativo di ricostruire un ordine nella città, fortemente compromesso, durante la febbre edilizia di fine secolo.

fig.1 Piazza Mazzini negli anni ’20 (al centro viale Mazzini, a sinistra l’isolato di De Renzi a destra via Sabotino)

fig.1 Piazza Mazzini negli anni ’20 (al centro viale Mazzini, a sinistra l’isolato di De Renzi a destra via Sabotino)

2. Il PR di Sanjust del 1909: Piazza d’Armi

2. Il PR di Sanjust del 1909: Piazza d’Armi

2. Il PR di Sanjust del 1909: Piazza d’Armi

L’inversione di rotta fu perseguita prevedendo un’edificazione differenziata per le diverse parti del territorio, con l’introduzione di tipologie edilizie distinte in fabbricati di non più di 24 metri, villini di due o tre piani con distacchi dal filo stradale di almeno 4 metri e giardini (villini signorili con ampi giardini) con la conseguente suddivisione in zone urbane dense o diradate, accompagnata da un innovativo progetto delle principali infrastrutture e da una chiara indicazione delle aree in cui sarebbe dovuta crescere la città. Essendo i terreni di proprietà pubblica (ceduti dallo Stato al Comune nel 1907), la pianificazione non è condizionata dalle consuete speculazioni fondiarie private, il che permette programmi di edilizia a prezzi accessibili e un impianto di vasto respiro alla Haussmann.

La rete stradale è impostata su uno schema radiale intorno a una piazza centrale, schema che la definizione degli assi, attuata dieci anni dopo, rispetta.  La storia e i processi economici hanno successivamente sovvertito le intuizioni di Sanjust compromettendo lo sforzo compiuto col piano del 1909, trasformando i fabbricati in intensivi ed i villini in palazzine. Tuttavia proprio il disegno del quartiere Prati-Della Vittoria, integrato dai progetti di Giovannoni e Piacentini, resta una testimonianza eloquente di quell’indirizzo urbanistico.

Lo scenario naturale del sito, degradante dalle pendici del Monte Mario verso le sponde del Tevere, si andava costruendo nel disegno di piazze e grandi viali alberati circondati da isolati costruiti intorno ad ampi giardini che finiva nella tipologia edilizia più consona al contatto col fiume e i suoi “barconi”, quella dei villini.

Ma ancora prima che inizi lo sviluppo del nuovo quartiere, la Piazza d’Armi ospita l’Esposizione etnografica e regionale, una delle due sezioni della grande Esposizione celebrativa del Cinquantenario dell’Unità d’Italia del 1911. Nell’ambito della manifestazione viene bandito nel 1909 un Concorso Nazionale di Architettura della “ Casa Moderna” per la costruzione di villini signorili, case d’affitto e case popolari.

La tipologia dei villini

I villini, “tipo di abitazione in voga a Roma” durante le prime fasi di espansione della città, diventata capitale, sono espressione della cultura di un’epoca, ne testimoniano il gusto e il modo di vivere. Uno diverso dall’altro per stile e forma, per dimensione e ornato, costituiscono la nota di colore dei quartieri umbertini.

Le schede di repertorio della de Guttry (De Guttry I., (2001), Il villino a Roma. Prati di Castello, Delle Vittorie, Palombi editore-Italia Nosta) sono frutto di un puntuale lavoro di ricerca iniziato con una ricognizione sul campo e proseguito presso l’Archivio Storico Capitolino, dove sotto la nomenclatura “titolo 54” o “Ispettorato Edilizio” sono conservati i progetti e la documentazione relativa alla richiesta e alla concessione di licenza degli edifici costruiti prima del 1930.

Negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso molti villini sono stati ampliati o sopraelevati, altri sono stati demoliti e sostituiti con edifici più grandi, con grave danno per l’equilibrio dei quartieri Prati e Della Vittoria.

Nel volume della de Guttry sono schedati circa 100 villini dei quartieri Prati e Della Vittoria. Il fine di Italia Nostra non è solo culturale o d’informazione ai cittadini, ma soprattutto quello di fermare l’attenzione della Sovrintendenza su questi primi elenchi perché intervenga con la sua autorità procedendo alla visita degli interni (preclusa ad Italia Nostra) per verificarne l’importanza.

Secondo Maria Antonelli Carandini, alcuni importanti interni, per mancanza di vincolo specifico, sono infatti stati manomessi o distrutti (ricordiamo che la Sovrintendenza può vincolare un edificio allo scadere dei 50 anni dalla sua costruzione).

E’ compito di Italia Nostra continuare la ricerca e proporre al Comune di vincolare a zona A quelle aree o vie che hanno perfettamente conservato tutta la sequenza di villini come ad esempio via Alelaide Ristori ai Parioli.  Sarà compito poi della Soprintendenza di Stato vincolare gli interni e gli arredi mobili dei villini di maggior pregio.

Il quartiere che dopo la Grande guerra ha preso il nome Della Vittoria, viene delimitato anche nel suo confine occidentale, all’epoca di estrema periferia, da una zona a villini tra viale Angelico e la circonvallazione Clodia (negli isolati tra via Dardanelli, via Muggia e via Fasana); si tratta di villini comuni, di cooperative di lavoratori, plurifamigliari, costruiti in serie, razionali, ispirati ai canoni modernisti.

Gli architetti che hanno lavorato nel quartiere

De Renzi

La casa più bella di P.zza Mazzini è il complesso abitativo per i dipendenti comunali di M.de Renzi

“…nel complesso abitativo di P.zza Mazzini (1925-28) De Renzi indulge all’uso quasi occasionale di un repertorio del pieno barocco; nelle case di via Andrea Doria (1927-31) è evidente un chiaro repechage di motivi classici, i cui prodromi erano già avvertibili nell’isolato di Prati” (M.L.Neri Mario de Renzi, 1992). L’edificio in via Andrea Doria “… diviene modello di riferimento per la nuova generazione di architetti romani, proprio per il suo proporsi dialetticamente come momento di sintesi tra valori di memoria della casa romana e coraggio di verifica di idee innovative”.

Fig.3 Il complesso abitativo per dipendenti comunali di De Renzi a p.zza Mazzini

Fig.3 Il complesso abitativo per dipendenti comunali di De Renzi a p.zza Mazzini

Fig.4 Il complesso abitativo per dipendenti comunali di De Renzi a p.zza Mazzini

Sabbatini

Alla fine del 1913 si trasferisce a Roma dove lavora, seppure saltuariamente, come disegnatore e assistente di cantiere presso l’ICP. Il suo apprendistato si amplia frequentando gli studi di Pio e Marcello Piacentini, di Arnaldo Foschini e Quadrio Pirani.

Nel primo decennio del dopoguerra, Sabbatini è la figura più interessante e più impegnata tra i progettisti dell’ICP, e la sua partecipazione alla I esposizione di Architettura Razionale è il chiaro riflesso della sua influenza sulla nuova architettura romana, sia della complessa evoluzione compiuta dagli esponenti migliori della sua generazione. In questa occasione lo ricordiamo per il progetto dei villini popolari in via Plava. Si tratta di quelli che il progettista definisce “modesti fabbricati di piccola superficie e che oltre il piano terreno non avranno che due soli piani superiori, salvo qualche piccola sopraelevazione di minima importanza”. Edilizia estensiva, dunque, stilisticamente collegata al periodo cosiddetto “viennese” di Sabbatini, economica ma non popolare.

4 I villini di via Plava di Sabbatini

Fig.4 I villini di via Plava di Innocenzo Sabbatini

L’intervento dell’ICP, nell’area di via Sabotino-via Monte Santo, a cura di Innocenzo Sabbatini, su definizioni planimetriche di Innocenzo Costantini, si articola nella costruzione di cinque lotti con due tipologie: i villini e i caseggiati a più piani, con cortile interno, dal carattere decisamente più urbano. Seguendo un criterio gerarchico che individua in Piazza Mazzini non soltanto il centro geometrico del quartiere, ma anche quello formale e rappresentativo, la densità e la monumentalità dell’impianto edilizio crescevano decisamente nel passaggio dai lotti più lontani ai lotti più vicini al centro del quartiere e ai suoi assi a raggiera. I lotti molto più vicini a piazza Mazzini affacciati direttamente su via Oslavia, uno dei raggi principali del sistema urbano, furono destinati a caseggiati multipiano per un ceto popolare, ma più abbiente; coerentemente i caseggiati furono progettati con una maggiore enfasi monumentale e urbana. Gli altri isolati furono destinati a villini, progettati secondo una concezione altamente umanitaria dell’intervento pubblico nel campo dell’edilizia per i ceti meno abbienti.

5 I cinque isolati di Sabbatini nell’area di via Sabotino

5 I cinque isolati di Sabbatini nell’area di via Sabotino

6 Sezione di uno dei villini di Sabbatini

Fig.6 Sezione di uno dei villini di Sabbatini

Calderini

Calderini nei primi anni del secolo giungerà a formulare una proposta complessa per il quartiere a piazza d’Armi. L’opera è indubbiamente notevole, con rapporti tra gli elementi attentamente calibrati, e soprattutto, un disegno generale estrememente conseguente, volto a qualificarsi come elemento ordinatore di un intorno urbano più vasto, e contemporaneamente elemento ordinato internamente in modo conchiuso, alternativo alla maglia ortogonale non delimitabile dell’intervento ottocentesco. Il settore circolare diviene il fulcro da cui hanno origine tutta una serie di elementi in grado di differenziare e insieme di unificare questa maglia: proposta ben più radicale degli assi obliqui del piano del 1909 (G.Accasto, V.Fraticelli, R.Niccolini, ……..). Personalmente non sono dello stesso avviso ritengo l’ipotesi di Calderini troppo magniloquente. Il progetto del 1906 (vedi figura di seguito) è concepito come una struttura a emicicli concentrici che occupa tutto il suolo di piazza d’Armi e si appoggia a viale delle Milizie. Il suo asse vuole concludere monumentalmente il principale tracciato del quartiere Prati, che inizia al centro del nuovo palazzo di Giustizia dello stesso Calderini, prosegue con le attuali vie Marcantonio Colonna e Lepanto per terminare, nell’idea di Calderini, nell’esedra centrale del suo progetto.

7 Calderini Progetto per la costruzione di case economiche per impiegati in piazza d’Armi.

7 Calderini Progetto per la costruzione di case economiche per impiegati in piazza d’Armi.

Giovannoni e il barocchetto

Lo storicismo romantico e positivista del Giovannoni ha indubbiamente avuto un’influenza decisiva nella riscoperta dei valori dell’ediizia minore dal ‘500 al ‘700 e del barocco “come stile della complessità moderna”, come testimonia la sua partecipazione diretta alla vicenda del barocchetto nella città giardino Aniene, di cui progetta il disegno d’insieme, e, in particolare la parrocchiale di Montesacro, e nella borgata Garbatella, per il cui piano collabora con Piacentini. Ma, aldi là dei motivi culturali addotti dal Giovannoni, il barocchetto si presenta — nelle opere dei giovani, del primo De Renzi, di Mario Marchi, Vetriani, Wittinch, come libero momento di scoperta linguistica, ai margini, in un certo senso, della polemica sulle “preesistenze ambientali”, sugli stili e sul “moderno”.

Piacentini e l’architettura moderna

E’ stato un architetto e urbanista italiano. Figura controversa nella storia dell’Architettura, a causa del forte legame con il regime fascista , la sua opera è oggetto di rivalutazione critica solo da pochi anni.
Creò un neoclassicismo semplificato che voleva essere a metà strada tra il classicismo del gruppo Novecento (G.Muzio, G.Ponti, ecc.) ed il razionalismo del Gruppo / e M.I.A.R. di G. Terragni di G. Pagano, A.Libera ecc. In realtà Piacentini fuse entrambi i movimenti, riuscendo a creare uno stile originale, con una impronta spiccatamente eclettica pur nella ricerca della monumentalità tipica delle tendenze estetiche del tempo. In questa occasione lo citiamo per aver modificato il progetto  in P.zza d’Armi e in particolare per aver modificato con una curva viale Mazzini in modo che andasse a concludersi a P.zzale Clodio. Le tre immagini in basso allineano, da sinistra, il primo progetto di Giovannoni – per conto dell’Associazione Artistica dei Cultori d’Architettura – una coeva proposta di Piacentini e infine la proposta finale dell’Associazione redatta da Giovannoni e Piacentini. Quest’ultima proposta corrisponde, nella sostanza, all’assetto finale del quartiere (notevole la soluzione che incurva Viale Mazzini e lega Piazzale Clodio al nuovo impianto urbano). Tale soluzione risale al 1915. A ben guardare le maggiori differenze – e incertezze – di tutti i progetti elaborati per il nuovo quartiere riguardano proprio il settore interessato, poi, dalla realizzazione del deposito Vittoria. In realtà proprio l’esigenza di realizzare il deposito consoliderà – o addirittura indurrà – una scelta realistica, che confermerà l’importanza di Viale Nord, che verrà, alla fine, assorbito nel disegno generale con il nome di Viale Carso dando una stabile ed efficiente soluzione ai problemi di disegno urbano del settore Nord del nuovo quartiere quali si posero sin dall’inizio della sua vicenda urbanistica” (A cura della facoltà di Architettura Ludovico Quaroni, Municipio VI e Municipio XVII – Comune di Roma Rimesse in gioco, deposito di idee, “Il deposito Vittoria dell’Atac
a Piazza Bainsizza,
nel Quartiere Delle Vittorie di Roma”).

8 Le tre immagini allineano, da sinistra, il primo progetto di Giovannoni, una coeva proposta di Piacentini e infine la proposta finale redatta da Giovannoni e Piacentini (1915) con la felice idea di incurvare Viale Mazzini per legare il nuovo impianto urbano a Piazzale Clodio.

Fig. 8 Le tre immagini allineano, da sinistra, il primo progetto di Giovannoni, una coeva proposta di Piacentini e infine la proposta finale redatta da Giovannoni e Piacentini (1915) con la felice idea di incurvare Viale Mazzini per legare il nuovo impianto urbano a Piazzale Clodio.

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